CASTELLI

CASTELLI_Principe di Torremuzza. Vescovo di Cefalù. Sicilia._Italia (ii)
Blasons > Galerie d'Art Héraldique
Réf. : COA93108

CASTELLI

30.00 € TTC

Format souhaité ( ? )

Toute utilisation non autorisée des images (sauf preuve de propriété) est interdite.

DESCRIPTION

CASTELLI
Principe di Torremuzza.
Vescovo di Cefalù.
Sicilia.
Italia. "

CASTELLI
Famiglia nobile di probabile ceppo Francone.
A Cefalù si segnala Gioacchino Castelli con la carica di Vescovo dal 1755 al 1788.
Titoli: Principe di Torremuzza.
Marchese di Motta d’Affermo.
Conte di Gagliano.

Arma:
" Campo d’azzurro al castello d’argento a tre tori merlate sormontate da giglio d’oro. "
Motto: Allicit et Terret.

Araldica: Lionel Sandoz / (2016)
Testo storico : Enza Vazzana (2016)

Fonte dei documenti :
- Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane, estinte e fiorenti... Giovanni Battista di Crollalanza, 1819-1892.
- Il blasone in Sicilia : ossia, Raccolta araldica, per Palizzolo Gravina, 1871-1875.


Cronaca storica : CASTELLI.
La si vuole discendente dagli antichi conti di Terni, e, secondo il Zazzera, si divise in diversi rami, cioè in Lombardia, in Genova, in Treviso, in Bologna, in Roma, in Modena, in Reggio, in Milano, in Sicilia e in Napoli. L’economia del lavoro non ci consente di dire di questa famiglia come sarebbe conveniente e dobbiamo accontentarci di enumerare soltanto i membri di essa che, per cariche sostenute, per possesso di feudi, rifulsero in Sicilia. Un Pietro, da Catania, domicello, fu nel 1397 capitano di giustizia in Troina; un Giacomo fu giudice straticoziale di Messina 1403; un Antonio fu capitano di giustizia di Catania nel 1413-14 e forse egli stesso dovette essere quell’Antonio, milite e maestro procuratore di detta città nel 1441; un Andrea fu capitano di giustizia di Catania nel 1414-15; un altro Pietro, milite, fu patrizio di Catania nel 1451-52; un Giovanni tenne la stessa carica nel 1491-92; un Antonio ed un Giovanni, fratelli, possedettero il feudo di Fraxino, che perdettero per essersi ribellati ai Martini; un Andrea possedette, 1421, la gabella del vino di Catania; un Corrado possedette il feudo Roccella; un Giovanni, milite, possedette i solazzi di Troina per investitura del 9 maggio 1508; un Guglielmo Raimondo, marito di Isabella Viperano, possedette il feudo di Favarotta o Catalfaro come per investitura del 7 gennaio 1516, e forse egli stesso fu quel Guglielmo Raimondo, barone di Biscari, che, con privilegio dato in Genova a 8 aprile esecutoriato in Messina a 5 maggio 1533, ottenne il titolo di nobile col don; un Ferdinando a 18 febbraio 1575 ottenne investitura del feudo di Corte; un messer Bartolomeo è ascritto nella mastra nobile del Mollica (anno 1593 e 1597) ed in detta mastra troviamo annotati un Paolo (anno 1587 e 1593); un messer Giovan Battista (anno 1599 e 1601); un Giovan Domenico, di Placido (anno 1600); un Giovan Domenico, di Bartolomeo (anno 1605); un messer Francesco (anno 1604 e 1606) e nella mastra nobile di detta città di Messina dell’anno 1798-1807, troviamo ascritto un Francesco, del fu Felice. Un Gregorio acquistò la baronia di Dorilli, composta dei feudi lo Salicito, lo Casale e la Mandra e ne ottenne investitura a 13 maggio 1629, la terra di Gagliano con il titolo di conte, e se ne investì a 10 maggio 1629, il titolo di marchese di Motta d’Affermo, del quale fu investito a 3 marzo 1635. Lancellotto Castelli (di Gregorio) fu barone di Dorilli e conte di Gagliano, cavaliere dell’ordine di S. Giacomo della Spada, maestro razionale del tribunale del real Patrimonio, ottenne, con privilegio dato a 12 agosto 1633 esecutoriato a 9 gennaio 1634, il titolo di marchese di Capizzi, e, con privilegio dato a 31 gennaio esecutoriato a 27 aprile 1659, il titolo di principe di Castelferrato, fu governatore della nobile compagnia dei Bianchi di Palermo nel 1641-42, 1650-51, senatore della stessa città nel 1639, e pretore nell’anno 1649-50, vicario generale del regno 1644. Carlo-Girolamo Castelli (di Gregorio) fu marchese della Motta, governatore della nobile compagnia dei Bianchi di Palermo nel 1681-82 e fu padre di Gabriele, investito del titolo di marchese della Motta a 28 maggio 1704. Carlo-Girolamo Castelli e Parisi, figlio di Gabriele marchese della Motta, fu investito di detto titolo a 18 agosto 1726, succedette a Lancellotto-Ferdinando Castelli e Marchese nei titoli di conte di Gagliano e di marchese di Capizzi, dei quali ottenne investitura a 24 novembre 1736, ottenne, con privilegio dato a 13 marzo esecutoriato a 26 aprile 1734, il titolo di principe di Torremuzza. Gabriele Lancellotto Castelli e Giglio (figlio del precedente Carlo) ottenne a 8 aprile 1743 investitura dei titoli di principe di Torremuzza, marchese di Motta d’Affermo, marchese di Capizzi, conte di Gagliano, fu antiquario e numismatico insigne, cavaliere dell’ordine di Malta, deputato all’università degli studii di Palermo, direttore della regia zecca, deputato e conservatore delle antichità di Sicilia, e legò la sua biblioteca ricca di circa dodici mila volumi alla biblioteca dei padri Gesuiti di Palermo (ora Biblioteca Nazionale), ove, per gratitudine e riconoscenza, s’innalzò il suo busto in marmo, opera del Marabitti, con un’epigrafe lusinghiera. Egli fu padre di Carlo-Girolamo e di Vincenzo, Carlo Girolamo Castelli principe di Torremuzza, ecc. fu cavaliere di Malta, senatore di Palermo nel 1781-82, capitano di giustizia della stessa città nel 1797-98, pretore nel 1801-2, gentiluomo di camera con esercizio, cavaliere dell’ordine di S. Gennaro, ecc. A lui succedette il fratello Vincenzo, investito dei titoli di principe di Torremuzza, ecc. a 30 marzo 1809, gentiluomo di camera con esercizio, commendatore dell’ordine di Malta, maggiore delle guardie e storiografo di detto ordine, scrittore di varie opere, delle quali molte inedite. Dal matrimonio di lui con Agata Valguarnera dei principi di Niscemi, ne vennero, tra gli altri, Carlo (in religione Pietro) benedettino cassinese, abbate di S. Maria de Sparto; Salvatore (in religione Luigi), abbate di S. Martino delle Scale, visitatore della congregazione cassinese, fondatore e direttore della colonia agricola di S. Martino; Gabriele. Quest’ultimo fu principe di Torremuzza, ecc. fece parte del comitato rivoluzionario siciliano del 1848, sedè al parlamento di Sicilia, pari del regno come marchese della Motta, e ne fu segretario; fu inviato, con la commissione composta del duca di Serradifalco, del Perez, del Carnazza Amari, del Lello, ad offrire la corona di Sicilia al duca di Genova; nel 1861 fu nominato senatore del regno d’Italia, fu intendente della Real Casa e cerimoniere di corte a Palermo, cavaliere di gran croce dell’ordine mauriziano, ecc. Ebbe due figli: Agata, moglie al conte Carlo Candida Gonzaga, e Vincenzo, attuale principe di Torremuzza, ecc.
Non possiamo chiudere questi brevi cenni senza rammentare Mariano Castelli, che fu giudice pretoriano di Palermo nell’anno 1729-30, e giudice del concistoro nel 1735-36; Gregorio, barone del Pozzo, per investitura del 30 marzo 1730, che fu senatore di Palermo negli anni 1730-31-32; Giuseppe, barone del Pozzo, che tenne la stessa carica negli anni 1741-42 e 1745-46; Ignazio-Traiano Castelli, commendatore dell’ordine di Malta, 1740, balì e gran croce di detto ordine, 1759, e gran priore di Barletta, 1765; Gioacchino Castelli e Parisi, vescovo di Cefalù 1755; Gregorio Bartolomeo Castelli, monaco benedettino, canonico, vicario generale, consultore teologo della legazia apostolica, vescovo di Numidia 1765; ecc..
Arma: d’azzurro, al castello di tre torri, merlate alla ghibellina di tre pezzi d’argento, aperto e finestrato di nero, movente dalla punta, sormontato nel capo da un giglio d’oro. Divisa: ALLICIT ET TERRET (ramo dei principi di Torremuzza).
Alias: d’azzurro, al castello d’oro, e la bordura composta d’argento e di rosso (ramo dei Castelli di Catania).
Alias: d’azzurro, al castello a tre torri d’oro, aperto, finestrato e merlato dello stesso (Castelli di Messina).
Alias: d’azzurro, al castello d’oro, aperto del campo, sormontato dall’aquila spiegata di nero, membrata, imbeccata e coronata d’oro (Castelli di Palermo).

Generalità :
CASTELLI ! Che cosa dire sul cognome CASTELLI ?
" Al tempo che tutto distrugge, l'uomo risponde per l'immagine"
CASTELLI è un cognome che si accompagna ad un blasone ed inalbera le « armi gentilizie ».
Origine della stemma CASTELLI : Principe di Torremuzza.
Vescovo di Cefalù. Sicilia. (Italia).
CASTELLI sono tutti discendente di un antenato comune che si chiamava CASTELLI .
L'origine del cognome CASTELLI non è un determinativo frutto del caso, infatti ciascun rappresentante della famiglia ha scritto la storia all'ombra dei grande personaggi, rientrando egli stesso in una condizione di mortalità - immortalità.
Araldica dei CASTELLI
Le rivoluzioni hanno lasciato in eredità l'erroneo pregiudizio che gli stemmi araldici fossero appannaggio della nobiltà e che l'araldica sia, ancora oggi, una disciplina dominata da pretese nobiliari. In realtà nel passato non furono solo le classi nobili a possedere blasoni gentilizi, bensì anche gli Stati, le città, le province, le corporazioni, gli ecclesiastici, i laici, i plebei, ecc. ebbero stemmi e armi rappresentati sugli scudi.
Attraverso lo studio dell'araldica si può quindi risalire alla storia della propria famiglia e, qualora si desideri, fregiarsi di uno scudo con lo stemma che identifica il ceppo di appartenenza. Nel contempo si può avere la possibilità di attribuire uno " stato civile " ed una precisa datazione a numerosi oggetti quali opere d'arte, reperti antichi, stoviglie, libri, ecc..
CASTELLI " Diritto di immagine."
Ciascuno di noi può scoprire che il suo nome ha un " diritto di immagine" lasciatoci dall'antichità.


PARTAGEZ SUR LES RÉSEAUX SOCIAUX



LES AVIS


Il n'y a aucune note pour le moment. Soyez le premier à évaluer !

DONNEZ UNE NOTE


CASTELLI